Solo
coloro che hanno fede sfidano e rovesciano il destino!
Credeteci! E lottate!
Il mondo, lo si perde o lo si prende! Prendetelo!
Nel deserto umano, in cui belano tanti montoni, siateci leoni!
Forti come loro!
E come loro intrepidi!
E che v'aiuti l'Iddio!
Il
movimento che gravita intorno al r’n’r presenta diverse sfaccettature,
che si distinguono l’un l’altro per abbigliamento, modo di pensare,
gusti musicali(sempre nel generis)ecc..
Questa
diversità è sicuramente accentuata fuori dalla nostra penisola,
infatti l’Italia vive una situazione anomala,nel senso che: Jivers,
Rockabillies, Teddy Boys e Rockers vengono visti tutti come unica
cosa. Questa circostanza snatura i movimenti nella loro singolarità,
nello specifico Teds e Rockers, sono legati agli anni 50’ anche
per ragioni sociali. Tralasciando la Rockabilly music, forma stilizzata
e ripulita del r’n’r che nasce in America tra il 1955 e il ’59,
riscotendo maggior successo a Nashville, capitale della white music.
Il r’n’r per i rockers si contrapponeva all’emergente New Age (ancora
agli albori) che bene si mascherava dietro la psicadelia, non a
caso i dissapori con i mods. Dunque, i rockers nascono come risposta
alla degenerazione sociale, droga, disoccupazione, immigrazione,
problemi tutt’oggi attuali!
Su
queste basi, nel 1997 nasce a Trento il Rockers Klan; dall’idea
di un gruppo di rockers residenti nella città del concilio.
Già
da tempo si avvertiva l’esigenza di dare e fare di più per il movimento
rocker , fino a quel momento male interpretato – per farla in breve
volevamo dare a un corpo vacante, un’anima!!!
…allora,
cosa fare? – la cosa più semplice; ricalcare le orme che hanno spinto
i rockers in Inghilterra a dar vita al Club 59, ma nella forma più
pura ed originaria, quella che ha fatto la storia dei famigerati
ton-up boys.
La
prima cosa fatta è stata la costituzione di un Regolamento sul quale
attenerci, la fase successiva è stata la creazione di un simbolo
che ci distinguesse dalla pluralità, nella fattispecie un Teschio,
sovrastato da due bandiere, a sinistra la bandiera confederata del
Sud degli stati uniti d’America, a destra la bandiera italiana.
Come
ci immaginavamo e volevamo, l’iniziativa non si sarebbe limitata
nella nostra area geografica (Trentino) , infatti vi è stata l’adesione
di rockers d’ogni parte d’Italia, i quali come noi sentivano il
bisogno di sentirsi uomini.
Dopo
alcuni anni di assestamento si è arrivati ad avere uno zoccolo duro,
che forma l’attuale “telaio” del Rockers Klan.
L’
attività da noi svolta in questi anni è innanzi agli occhi di tutti
coloro che seguono il rock’n’roll anni’50; è stato un susseguirsi
di feste e concerti , con decine e decine di gruppi musicali esibitisi
dal vivo giunti da tutta Europa, suonando il miglior Rock’n’roll
che si possa sentire in circolazione, raggiungendo l’apice con il
nostro raduno annuale. In oltre i nostri incontri sono segnati da
scorrerie in motocicletta e non, in tutta Europa alla ricerca di
buon rock’n’roll.
Attualmente
il Rockers Klan oltre che in Italia è presente in Inghilterra, Finlandia,
Portogallo, Ungheria, Spagna, Svizzera, Germania.
Inoltre
il Klan ha dato vita ad una fanzine dal titolo: “ REBEL 88”, chiara
sulle impostazioni del Rockers Klan eccone una breve introduzione:
E'
una convinzione diffusa, che risponde a verità, che esistano varie
culture , e non una sola, varie, ripeto, ed anche in contrasto tra
loro. Questo significa che le semplificazioni scolastiche e giornalistiche,
che continuano in fondo a identificare la cultura tradizionale tout
court col fascismo e con la sua trasformazione, non corrispondono
alla verità storica. Perché i n realtà, per fortuna, la storia non
inizia e non finisce col Novecento, con le sue guerre ed i suoi
orrori. Occorre guardare anche al nostro passato, al mondo precedente,
quello dei Comuni e delle Cattedrali, delle Corporazioni dei mestieri
e delle Repubbliche marinare, quello del Concilio di Trento e della
rivoluzione scientifica… Guardare alle radici profonde, quelle che,
come scrive Tolkien, "non gelano mai": proprio questa
è la caratteristica di una certa destra, quella più affascinante,
più attuale, più vera, che non ripudia la modernità per ottuso passatismo,
ma neppure la idoleggia e santifica, in tutti i suoi aspetti. Modernità
significa infatti tecnologia, medicina, comodità utili e positive,
ma anche manipolazione della vita, prevaricazione, consumismo, dittatura
del mercato, globalizzazione ...
Questa
destra ha anzitutto una sua visione dell'uomo, una visione che gli
viene da secoli di storia. Dall'uomo parte per osservare la società,
il mondo: e l'uomo gli appare affascinante, gloria Dei, come dicevano
i medievali, per la sua straordinaria capacità di comprendere, di
conoscere, di intelligere, cioè di leggere dentro ("in-tus
legare") alle cose. L'uomo da sempre osserva il cielo e le
stelle, l'erba ed il lombrico, l’immensamente grande e la perfezione
dell'immensamente piccolo. L'uomo, soprattutto, aspira alla Felicità
e vi tende in tanti modi, anche sbagliati, erronei, catastrofici.
Se sbaglia ad identificarla, ecco allora che uccide, ruba, violenta
il prossimo o la natura, proprio in nome di questa felicità. Per
l'uomo che definiremo tradizionale, c'è un cammino, una strada,
un compito, un ordine che l'uomo deve rispettare per tendere a questa
felicità, felicità parziale, incompleta, ma pure stupenda, magari
a tratti, in questa vita; Felicità totale solo in un'altra, quando
le miserie e i limiti umani saranno cancellati, colmati, saziati
da una Bontà più grande, quando saremo "al di là dei muri di
questo mondo" (Tolkien). Questo significa che ci devono essere
delle regole, dei doveri e non solo dei diritti: l'ordine che garantisce
della nostra felicità, del nostro vivere bene, si chiama legge,
legge divina e legge naturale. L'uomo che si fa arbitro assoluto,
creatore di volta in volta delle leggi, è un terribile dittatore
che viola un ordine esistente, indipendente da Lui, superiore a
Lui, intangibile: la legge che dice non ucciderai l'innocente non
è una convenzione, che si possa cambiare, mutare, a seconda dei
tempi e dei luoghi, altrimenti l'uomo, quello più forte, diventa
tiranno sull'uomo. Per questa concezione l'uomo di destra viene
definito, con spregio, reazionario, conservatore, come se riconoscere
una realtà significasse semplicemente conservare, restare immobili;
quasi che conservare la propria integrità, i propri affetti, i propri
principi, non fosse la cosa più movimentata e difficile, sempre
nuova, che è in realtà. Per questo uomo la libertà non passa dunque
dal libertinismo, dal fare ciò che si vuole, come si vuole, quando
si vuole, dal creare di volta in volta il diritto: passa dal rimanere
fedeli a ciò che si è, al proprio compito, al proprio scopo. Si
è liberi quando si realizza la propria umanità, e non, quando ci
si ritira, perdenti, di fronte alla bestialità del proprio istinto:
la cultura moderna, pressoché estranea fino al Settecento alla storia
europea, rivendica invece, come libertà, e cioè come realizzazione
dell'uomo, il nichilismo, l'uso dì droghe, l’uccisione dei bimbi
nel grembo materno, la sperimentazione sugli embrioni, il "matrimonio"
omosessuale, l'eutanasia... rivendica l'egoismo più estremo, quello
che giustifica l'uccisione con l'aborto di un figlio non programmato,
in nome di un io così ipertrofico e folle da auto-proclamarsi dio.
Infatti, per la modernità, l'uomo è solo materia in movimento, e
come tale esigenza fisica ed economica, esclusivamente: se l'ordine
materiale, la struttura economica è quella "giusta" l'uomo
è automaticamente felice. Non sono contemplati bisogni spirituali,
gioie e dolori dell'animo, ma solo conseguenze di differenti sistemi
economici. Così il nemico diventa solo esterno, altro, il borghese,
il ricco, la classe sociale sbagliata; la vita interiore del singolo,
il suo spirito, la sua volontà divisa tra la scelta del bene e del
male, cioè la lotta fondamentale per il progresso personale, semplicemente
non esisterebbero. Per questo l'uomo può uccidere (aborto) o uccidersi
(droga...): il progresso è solo delle masse, delle moltitudini,
non dell'individuo. La visione modernista, inoltre, e utopica: trascura
il singolo e la famiglia, che divengono semmai sinonimo di egoismo
e di chiusura, in nome della massa, della Classe sociale, dello
Stato; in nome di una realtà nuova, che non c'è, da costruire distruggendo
il presente e collocando nel futuro, qui in terra, la Felicità totale,
completa. La visione della tradizione è invece definibile come realista.
Tiene conto dei primi dati della realtà, l'esistenza del singolo,
unico e irripetibile, e della famiglia, la prima società naturale,
cellula e base della società nel suo complesso: tutela il singolo,
fin dal suo concepimento e non ammette l'aborto; tutela la famigli
a naturale, e non contempla la possibilità di abbatterla o superarla
consegnando dei bambini, come figli, a coppie omosessuali, a singles
o ad altri esperimenti contro natura. Non concepisce il concetto
di massa, come unione di persone accomunate solo dalla condizione
economica, dal lavoro, da esigenze materiali, ma esalta quello di
comunità e di patria, come legame concreto, fisico e spirituale,
di Fede, storia, cultura, luoghi, legami affettivi... : "La
nostra patria, per noi, - scriveva De Charette, contro i giacobini
- sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto
ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria
è la nostra fede, la nostra terra.. Ma la loro patria cosa è per
loro? Lo capite voi?...Loro la hanno nel cervello, noi la sentiamo
sotto i piedi... ". La tradizione è dunque antitetica al liberalismo,
ma anche alle cosiddette destre laiche, o capitaliste, che differiscono
tecnicamente, per la visione economica, dalla liberismo, ma vi coincidono
per la visione comune dell'uomo: entrambe materialiste, entrambe
sostenitrici dell'unica realtà dell'homo oeconomicus, schiacciato
nella massa, o atomizzato e isolato nell'individualismo più estremo
(destre laiche. liberal-capitaliste). All'homo oeconomicus opponiamo
l'uomo normale, secondo la definizione dì Chesterton: "Io sono
normale nel senso corretto della parola: che significa accettare
un ordine, un Creatore e la creazione, possedere un senso comune
dì gratitudine verso la creazione, considerare la vita e l'amore
come beni durevoli, il matrimonio e la galanteria, come leggi che
li controllano, e approvare il resto delle tradizioni comuni al
nostro popolo e alla nostra religione ".
P.S.
Vorremmo
in ultimo augurarci che tutte le persone che hanno nel sentirsi
uomini la loro ragione di vita, cerchino le proprie grandi soddisfazioni
nel piacere della lotta e nel sacrificio.
ROCKERS KLAN ITALY
Emilio (Italy)
Pancio (Italy)
Jari (Finland)
Paulo (Portugal)
Zoltan (Ungary)
Charlie (Switzerland)
Dave (U.K)
Walter (Germany)